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IL MONASTERO DEI BENEDETTINIL’ abbazia della congregazione benedettina cassinese di Catania è il più grande complesso monasteriale siciliano; i lavori di progettazione e costruzione durarono oltre un secolo e l’ attuale complesso, rimasto incompiuto, è il risultato di differenti interventi progettuali condizionati da problemi di carattere economico e strutturale. I benedettini del cenobio S. Nicolò l’ arena sull’ Etna, per sfuggire alle eruzioni, decisero di ritirarsi all’ interno della città di Catania ed ottennero (alla metà del XVI secolo) dal vicerè De Vega, un vasto terreno, a ridosso delle mura, spianato per farvi la piazza d’ armi. La piazza visse una fase fondamentale nel 1687, quando l’ architetto romano Giovan Battista Contini definì il progetto della nuova chiesa (impianto a tre navate, transetto e cupola) dopo i danni subiti dal complesso o a causa dell’ eruzione dell’ Etna del 1669. Il terremoto del 1693 atterrò il monastero e i monaci superstiti iniziarono la costruzione del nuovo edificio nella zona di Montevergine per poi abbandonarlo ritornare nel vecchio sito. Un contratto del 1703 indica il maestro messinese Antonino Amato quale progettista dell’ opera e nello steso documento si precisa che l’ Amato si impegnava a realizzare “di sua mano” i disegni per la facciata prinipale e per quella meridionale. L’ opera dell’ Amato si presenta oggi in tutta la sua spettacolarità: i prospetti, frontale e laterale sono scanditi da lesene a bugnato che racchiudono due piani di finestre a balcone, incorniciate fastosamente e con mensoloni raffiguranti teste mostruose. Un’ ala del monastero, utto dlla trasformazione ad opera dell’ architetto Giovan Batista Vaccarini, ospita le Biblioteche riunite Civica e Ursino recupero nelle cui sale era, un tempo, ospitato il museo dei Benedettini dove si trovavano le ricchissime collezioni ora trasferite nei magazzini del Castello Ursino. All’ interno della Biblioteca sono custoditi alcuni inestimabili tesori: una Bibbia in latino del XIII-XIV secolo composta da 440 pagine scritte a caratteri gotici e decorate con iniziali istoriate, figure umane e grottesche, spesso racchiuse in medaglioni; le miniature, secondo alcuni studiosi, sarebbero opera di Pietro Cavallini; un Officium Beatae Mariae Virginis, codice della metà del XV secolo vergato su finissima pergamena con inchiostro bruno e rosso, in carattere italiano semigotico, di preziosa fattura fiorentina con miniature entro bordure floreali e iniziali in oro e a colori; un erbario che contiene 1.200 piante essiccate e ordinate da Liberato Sabbato nella prima metà del ‘700. LA PIAZZA TESICOROLa piazza, attraversata dalla via Etnea, accoglie in sé molti monumenti di epoche e stili differenti: il più importante è l’Anfiteatro romano messo in luce nei primi anni del Novecento. Un edificio non più riconoscibile nella sua originaria funzione di sala cinematografica (oggi è un luogo di ristoro di una famosa multinazionale) è l’ ex cinema Olympia inaugurato nel 1913; la sala di Francesco Fichera è a pianta circolare adorna di stucchi e lampade. Collaborò alla realizzazione della grande vetrata alla base della cupola il grande decoratore di vetrate Salvatore Gregorietti. Circondato da aiole e sili che arredano la piazza è il bel monumento a Vincenzo Bellini realizzato da Giulio Monteverde tra il 1880 ed il 1882. LA PIAZZA CARLO ALBERTO E LA FIERAUno dei luoghi più caratteristici di Catania è la piazza Carlo Alberto interamente occupata dalle bancaelle di una fiera colorata e pittoresca chiamata Fera o’ luni. Ma prima di addentrarci nella descrizione del vivace mercato vogliamo segnalare la presenza i una grande chiesa molto amata dai catanesi, il Carmine; il nucleo più antico risaliva all’XI secolo ed aveva subito modifiche ed ampliamenti nel 1200 ad opera dei Carmelitani che qui si erano stabiliti. Allo stesso periodo risaliva anche un convento che si affiancava alla chiesa. Il solito terremoto del 1693 distrusse sia la chiesa (tranne l’abside) che il convento che vennero riedificati nel Settecento sullo stesso sito. All’interno si custodirono, oltre a preziose opere d’arte sacra, alcuni ex voto popolari di forte impatto visivo ed emotivo. La fera a’ luni è un grande mercato all’aperto che si svolge di mattina tutti i giorni dell’anno e , in occasione delle feste natalizie, anche lungo l’intero arco della giornata. Le bancarelle si dispongono in file ordinate occupando l’intero spazio della piazza e quello delle strade circostanti. Gli articoli in vendita sono i più disparati: prodotti alimentari, frutta, verdura, spezie , olive, pesce, carne, salumi , formaggi , prodotti di profumeria, stoffe per arredamento, vestiti, scarpe ed accessori.
L’ ANFITEATRO ROMANO E’ uno dei più grandi anfiteatri dell’antichità (125 metri l’asse maggiore, 105 metri quello minore ) ed occupa il settore nord della città, all’ interno del circuito delle mura; probabilmente la costruzione fu prevista nell’ impianto originario della Catania colonia augustea anche se la realizzazione viene fatta risalire ai secoli I e II d.C. I resti che oggi si possono vedere in piazza Stesicoro vennero messi in luce nel 1904 ma ,in antico, l’ anfiteatro si estendeva verso sud fin oltre la via Penninello. Si conservano un tratto del criptoportico inferiore e il podio un tempo rivestite di lastre marmoree. Le tecniche costruttive rimandano a quelle degli altri edifici romani della città: opera incerta di lava con rivestimento in opera quadrata e archi in mattoni.
LA VIA CROCIFERI Ha inizio idealmente con l’arco delle benedettine, (che collega gli edifici della Badia grande e della Badia piccola) sul quale è impressa, in un’ epigrafe, la memoria della catastrofe e della volontà di ricostruzione: “La pietà delle monache vinse la crudeltà del terremoto. Quelle case che furono distrutte l’11 gennaio 1693 per la sua irruenza vennero riedificate grazie al’ ardore delle vergini. Questo grande arco è segnale della vittoria che sotto il vessillo del grande pastore della chiesa D. Andrea Reggio e Saladino, vescovo di Catania e di suor Maria Stella Motta badessa, le militanti spose di Cristo riportarono nel costruire questo grande edifizio tra le ingiurie della lava e del terremoto l’anno 1704”. La via Crociferi riorganizzata dopo il terremoto deve il suo nome ai padri Crociferi che vi avevano la chiesa di S. Camillo. Su di essa vi concentrarono una serie di edifici religiosi; nel primo tratto, che va dall’ arco di S. Benedetto alla via di Sangiuliano, si affacciano sulla sinistra: la chiesa di S. Benedetto iniziata nel 1704-7 sotto il governo della badessa Ignazia Asmundo, la chiesa di S. Francesco Borgia o dei gesuiti per cui si fanno i nomi di fra Angelo Italia e di Giuseppe Pozzi; l’annesso Collegio gesuitico è costruito intorno a quattro chiostri il primo dei quali presenta una decorazione giocata sul contrasto cromatico della lava nera e del calcare bianco . Sul lato opposto dopo il palazzo Zappalà è la chiesa di S. Giuliano attribuita Giuseppe Palazzotto e al Vaccarini. Oltre la via di Sangiuliano è la chiesa dei Crociferi, in posizione arretrata rispetto alla linea stradale, che fu costruita dal vescovo
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